Dal grafico condiviso da Santiment, visibile nell’ultimo post, emerge la tendenza di questo indicatore per otto criptovalute negli ultimi mesi.
Secondo i dati, il 51% dell’offerta di Ethereum è detenuta dai 10 wallet più grandi della rete. Questo valore è superiore alla maggior parte degli altri token basati su ETH presenti nella lista.
In generale, quando l’offerta di una criptovaluta è concentrata in poche mani, questo non è considerato un segnale positivo, perché bastano pochi attori per muovere il mercato.
Quanto maggiore è la quota di un validatore, tanto maggiori sono le probabilità di essere scelto. Se un singolo validatore supera il 51% dell’offerta, in teoria potrebbe avere il controllo totale sulla blockchain.
Questo tipo di rischio non esiste su Bitcoin, che utilizza il Proof-of-Work (PoW). Qui i miner competono tra loro con la potenza di calcolo. Anche in PoW, però, se un attore riuscisse a controllare oltre il 51% delle risorse computazionali, potrebbe influenzare la rete a suo piacimento.
Considerando che Ethereum ha solo 10 detentori che controllano il 51% dell’offerta, un attacco coordinato è teoricamente possibile, sebbene le probabilità siano piuttosto basse.
Tuttavia, il fatto che token come ETH, SHIB e UNI siano così concentrati in poche mani è un aspetto da monitorare. Al contrario, alcuni token dell’ecosistema mostrano una distribuzione più equilibrata: USDC (28,6%), DAI (31%) e Chainlink (31,5%), valori più “sani” rispetto a questa metrica.